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UMBRIA E TOSCANA REGIONI QUASI GEMELLE PER LA STORIA, L’ARTE, L’AMBIENTE


 
di Adriano Marinensi
 

in "umbriasettegiorni"

20 maggio 2011


      Sarà perché – quando fui studente (il passato è remoto) – Giosuè Carducci mi piacque più di Pascoli; sarà per quelle liriche all’insegna della composta tristezza (“Pianto antico” e “Funere mersit acerbo”) ; sarà per la sua indole persino un po’ “rustica”; sarà ciò che sarà, ma i luoghi ove nacque e in parte visse hanno per me un fascino aggiunto a quello che le intense atmosfere suscitano. E ogni volta, tornandoci, mi parlano in maniera diversa. Per esempio Bolgheri, che s’affaccia da un poggio, in Maremma, lungo la Costa degli Etruschi e ospitò il poeta fanciullo, tra il 1838 ed il 1848, ponendolo a contatto – è scritto nella sua biografia – con “una natura solitaria e selvaggia”. Bolgheri è nel territorio di un Comune che di nome fa Castagneto e di “cognome” Carducci. Castagneto Carducci, appunto. Ci si arriva, “in cima al poggio, per la verde via”, che è un viale lungo 5 chilometri, dritto quanto la traiettoria di un proiettile : il viale dei cipressi. “I cipressi che a Bolgheri, alti e schietti van da S. Guido in duplice filar…” Parlano di queste contrade e dell’Umbria, con passione, alcune poesie di Carducci. Per esempio, “Traversando la Maremma toscana” e pure “S. Martino” e ancora “Santa Maria degli Angeli” e “Alle Fonti del Clitunno”. Se non fosse per quel mare che la Toscana ha e l’Umbria no, molti dei loro paesaggi parrebbero gemelli. Così i borghi, i castelli, le pievi, le città d’arte, i segni della devozione, la cultura e l’ambiente.
     Ma, torniamo a Bolgheri. Appena fuori il paese, il parcheggio lo trovi di fronte ad una monumentale fontana, sovrastata dall’aquila gigante ad ali spiegate. La fece costruire – si legge in epigrafe – il cav. Guido Alberto della Gherardesca, nel 1822, “per sollievo e salute degli abitanti”. Eccola un’ altra  stirpe che, in zona, al pari e più di Carducci, sta nella storia. Altri suoi personaggi incontreremo più avanti. Intanto entriamo a Bolgheri attraverso il varco che sottopassa il castello merlato, dimora patrizia dei della Gherardesca, Conti di Bolgheri e Bali di Perugia. Sulla prima piazza, seduta sopra un muretto, si incontra la statua, a grandezza naturale, di “nonna Lucia”, al secolo Lucia Galleni in Carducci (“Deh, come bella era, o nonna, e come vera è la novella ancor !”). E’ seppellita poco più a monte “nonna Lucia”. Ha un secolo e mezzo il piccolo Camposanto e dimostra tutta la sua età. E’ oggetto di pietas e, ancor più, di curiosità turistica. La nuda terra accoglie i sepolti; nessun ornamento, nessun simulacro, soltanto croci di ferro, tutte uguali, infisse sui tumuli disfatti. La vetustà e la guisa delle dimore lasciano intendere che sarà dura, per quei miseri, l’attesa del terzo giorno. Si distingue qualche cittadino “ragguardevole”, con il nome inciso sui marmi attaccati al muro di cinta. C’è “l’operoso e onesto mercante”, trapassato “dopo terribile, lungo malore”. C’è il morto “sul fiore della vita per lenta malattia”. Poi, il Sacerdote che “ebbe intelligenza pronta, erudizione e dottrina”, salito al cielo, nel 1882.
     L’impianto urbanistico di Bolgheri è elementare : un rettangolo di poco perimetro, di tipo fortilizio, con tre lati, formati dalle case, per lo più, di pari altezza, attaccate l’una all’altra, in fila indiana. Le marmoree iscrizioni, su alcune di esse, testimoniano che “il Conte Camillo della Gherardesca edificò dai fondamenti per favorire l’accrescimento della popolazione e dei comodi degli abitanti”. L’accrescimento della popolazione significava più braccia per l’agricoltura e maggiore benessere per il Conte, la Contessa e i Signorini. Mica fesso, il nobiluomo ! Si concessero, quei quarti di nobiltà, buona vita e, in morte, degno avello. Nessuno di loro infatti sta nel Cimitero di “nonna Lucia”. Alcuni riposano in sito ameno, verso la collina, nella pace e nel silenzio del bosco. “Li trovi lassù”, mi hanno detto, indicando l’altura. Ed io sono andato a cercarli nel loro famedio, in mezzo ai grovigli della macchia mediterranea. Sul termine del sentiero angusto e sterrato, ad indicar le tombe gentilizie, provvede un mausoleo con la volta a cupola, sorretta da otto colonne di marmo bianco. C’e, sotto l’altero coperchio di granito grigio, la Contessa Barbara della Gherardesca, nata Baronessa Wrangel; le giace accanto la Principessa Tatiana Kourakine, anche lei nata Baronessa Wrangel. Dorme, nei pressi, il sonno eterno, Giorgio Ugolino della Gherardesca, al fianco della moglie Flavia Theodoli. Ce ne saranno altri ? Forse. Siccome era il tramonto, il posto solitario e il labirinto attorno incutevano timore, allora sono tornato in paese. Per visitare l’antica Chiesa che il Conte Alberto, citato all’inizio, “con patrizia munificenza, volle restituita e ornata in omaggio alla fede degli avi suoi”. E di quegli avi, uno ne rese celebre Dante nel XXXIII° Canto dell’Inferno : “La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator forbendola ai capelli del capo ch’elli avea di retro guasto”. E’ il Conte Ugolino della Gherardesca e quel “capo” apparteneva all’Arcivescovo Ruggeri, il quale, in combutta con alcune famiglie ghibelline di Pisa (“Ahi, Pisa vituperio delle genti”) – correva l’anno 1289 - lo fece perire di fame, chiuso in una torre, la “muda” dei Gualandi, dove vide la morte, anch’essi per fame, dei propri figli. “Poscia, più che ‘l dolor, potè ‘l digiuno”.
     Questo avvenne in antico. Oggi, attorno a Bolgheri (ed a Castagneto Carducci, dove il Conte Gaddo, rampollo eclettico della Gherardesca, ti guarda dalle torri del suo splendido maniero), la Maremma si colora di terre coltivate soprattutto a vite. Il vino di qualità è il re del mercato, perché, da decenni ormai, qui s’è deciso di investire nella fabbrica del DOC. A dimensione industriale, però guidati, sostengono con susiego, dalla passione e dalle regole della tradizione contadina. Migliaia di ettari, milioni di viti, molti marchi pregiati e famosi. Terreni fertili e generosi, una infinità di “poderi”, di “tomboli”, distese di pini, che, d’inverno, riparano dalle ire del maestrale e d’estate dall’afa marina. Anche, per tale natura, Toscana ed Umbria appaiono gemelle. E, oltre alla norcineria d’autore, dicono “olio all’olio e vino al vino”. Del vino parlava un cartello che ho visto affisso all’ingresso di un bar, per pubblicizzare l’ ”Aperitivo di Bolgheri”, costituito da “un buon bicchiere di vino ed una piccola degustazione di salumi e formaggi”. Costo : 5 euro “con vino del contadino”, 7 euro “con vino speciale” e 8 euro “con spumante”. Beh, si sa, il lusso si paga.

 

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