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UNO STRAORDINARIO OMAGGIO ALL’ARTE PITTORICA DI FELICE FATATI PDF Stampa E-mail

 

 

UNO STRAORDINARIO OMAGGIO ALL’ARTE PITTORICA DI FELICE FATATI

A Terni, nella sede della CARIT


di  Adriano Marinensi

 
in “Umbria Settegiorni”


C’è un quadro, appeso all’ingresso di casa mia. Reca la firma autografa di Felice Fatati, il pittore – poeta, medico dei bambini, artefice di un percorso culturale di grande interesse artistico. Nel quadro, l’autore ha raffigurato, a modo suo, una scarpa ed un piede. Il semplice disegno gli è servito per illustrare un apologo che si legge così : “Disse alla scarpa il piede (e so ben io perché) : non io ti sciupo o scarpa, sei tu che sciupi me (ossia l’anima all’uomo)”. Infatti, Fatati, ternano, nato ad Arrone, in Valnerina, fu virtuoso del pennello e della penna, acuto interprete dei reconditi anfratti dell’animo umano e dei propri pensieri. Con pochi segni, sapeva ricavare immagini di grande ispirazione figurativa. La Fondazione Cassa di Risparmio di Terni gli ha riservato una splendida rassegna che, per la prima volta, mostra al pubblico l’intero divenire della sua produzione pittorica. Potrà essere visitata sino al 31 dicembre prossimo. Il catalogo, di altrettanto pregio, è curato dal giornalista e critico d’arte Mino Valeri. E’ un volume che merita un posto in biblioteca per il contenuto e la veste tipografica. Valeri vi tratteggia i caratteri essenziali di “quel nobile impegno tra arte e scienza” che fece di Fatati un interprete originale della pittura umbra. Emerge così anche il pediatra Fatati, aduso ad illustrare spesso, con carta e penna, alle mamme – lo ha ricordato il Presidente della Fondazione Carit, Mario Fornaci – le sue diagnosi. Un altro illustre pittore ternano, Ilario Ciaurro, lo definì “medico dalle diagnosi quasi infallibili”.
C’è voluto tutto intero il piano nobile di Palazzo Montani – Leoni per esporre la produzione di Fatati. Ci sono opere che vanno dal 1937 sino alla sua morte avvenuta il 21 dicembre 1977. Ci sono i dipinti ad olio, c’è il colore e il bianco e nero; gli autoritratti, i paesaggi, gli acquerelli o “acque colorate” secondo la sua definizione. Ci sono le Chiese e i campanili, Orvieto con il Duomo, la Cascata delle Marmore (di inconfondibile stile Fatati). Poi, il clown, insieme a Kytta, all’eterea ballerina, al Cristo morto e al Crocifisso, due tele che esprimono una sorta di estetismo mistico. Che si ritrova nel “polittico” con S. Francesco che predica agli uccelli. Al Poverello era particolarmente devoto, al punto da dedicargli quell’opera complessa intitolata “A te uomo, a te vita”, rappresentazione grafica del Cantico delle Creature. Nella validità artistica dell’opera credette fermamente Sandro Boccini che ne realizzò la stampa, in un numero limitato di copie, attraverso il Centro studi “Mattei” di Perugia. La voluminosa “cartella” fu presentata, il 3 febbraio 1973, nella Sala Francescana di S. Damiano di Assisi, dallo stesso Boccini, dal giornalista Franco Piccinelli e dal critico Italo Tomassoni, il quale la giudicò “una Guernica della coscienza (…) narrazione tesissima per immagini che non dà tregua”. Nella motivazione dell’invito è scritto : “Felice Fatati, un artista di oggi che sintonizza la sua sensibilità poetica e creativa sulle note di quel grande messaggio che venne dall’Umbria al mondo per la voce di S. Francesco”.
La bibliografia di Fatati è vasta e positiva. Hanno parlato di lui Ennio Francia, Libero De Libero, Cesare Zavattini, Giovanni Carandente e gli umbri, Bruno Toscano, Franca Calzavacca, Antonio Carlo Ponti, Massimo Duranti, Claudia Sensi, Francesco Pullia. E i tanti altri citati in appendice nel catalogo. Insomma, l’opera omnia esposta a Terni ci presenta un artista eclettico e geniale e il suo modo di essere pittore che penetra poeticamente ciò che ritrae. In maniera sempre sui generis, però spontanea, mai ad effetto. Perché, come talvolta ripeteva, “che un Fatati sia plurale, può anche darsi, anzi si dà. Ma Felice è singolare : singolare rimarrà”. Rivela Giuseppe che ne tramanda il cognome, il nipote cultore della memoria dello zio : “Mi sono detto, è giunto il momento che Fatati torni a Terni, al centro della sua città”. Sicuramente, con questa straordinaria testimonianza d’arte, allestita in Corso Tacito, tornerà pure al centro dell’interesse dei ternani e degli umbri.

 

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